Disturbi dell’apprendimento e cattiva alimentazione

 

L’abitudine ad una corretta alimentazione non è solo fondamentale per la crescita sana e corretta del bambino, ma per la salute dell’adulto.

È infatti ormai noto come le scorrette abitudini alimentari assunte nell’infanzia possano non solo determinare nel bambino stesso una serie di patologie, quali ad esempio l’obesità, ma possano poi proseguire nell’età adulta con impatti seri sulla salute e sul benessere.

Nondimeno, intorno al cibo si svolgono le relazioni primarie fondamentali: attraverso il cibo passano non solo conoscenze e contenuti alimentari, ma anche affetti, emozioni e relazioni.

Per questo sviluppare corrette abitudini alimentari ed un corretto rapporto con il cibo rappresenta un nodo fondamentale nello sviluppo non solo fisico ma anche psichico del bambino e dell’adulto, e nella relazione con il proprio ambiente familiare, scolastico e sociale in genere.

Non si può non ricordare come l’alimentazione rivesta un ruolo centrale nello sviluppo cognitivo, nell’attenzione scolastica e come essa sia strettamente correlata ad alcuni disturbi dell’apprendimento con particolare riferimento all’ADHD e alla dislessia vere e proprie patologie che hanno assunto proporzioni preoccupanti fra i bambini.

 

ADHD

Con la definizione “Disturbi da deficit di attenzione/iperattività” (ADHD), proposta dal IV° Diagnostic and statistic Manual (DSM), si intende ”un disordine dello sviluppo neuropsichico del bambino e dell’adolescente, caratterizzato da inattenzione e impulsività/iperattività”

Il disturbo ADHD è da molti anni associata ad una cattiva gestione dell’alimentazione del bambino. Il disordine colpisce 4-12 % della popolazione con un’incidenza maggiore nei maschi e con un rapporto Maschi/Femmine che varia tra 3:1 e 10:1.

In uno studio del Kaiser Permanente Southern California si dimostra che in meno di 10 anni, dal 2001 al 2010, c’è stato un vero e proprio boom di diagnosi di bambini con sindrome da iperattività e con deficit di attenzione. Durante quest’indagine sono state indagate le cartelle di circa 850 mila bambini delle scuole elementari, tra i 5 e gli 11 anni, di provenienza diversa. Gli esperti hanno notato che quasi il 5% del totale, quindi più di 39 mila bambini, hanno ricevuto una diagnosi di Adhd.

Il bambino iperattivo presenta una vivacità che nasce come un disturbo evolutivo dell’autocontrollo e la diagnosi può essere fatta esclusivamente seguendo parametri psicologici. Il suo problema deriva da una vera e propria incapacità di regolare il proprio comportamento in funzione dello scorrere del tempo e delle richieste formulate dall’ambiente.

Molto spesso questo disturbo non è diagnosticato precocemente e trattato in età infantile e, pertanto, ne sono affetti molti adulti, inconsapevoli della loro patologia.

 

Sintomatologia dell’ADHD

Il bambino è facilmente distratto, perde i dettagli, dimentica le cose, passa  da un’attività all’altra, ha difficoltà a concentrarsi su una cosa, si annoia con un compito, dopo pochi minuti, a meno che non  stia facendo qualcosa di divertente, ha difficoltà a focalizzare l’attenzione sull’organizzazione e il completamento di un compito o ad imparare qualcosa di nuovo, ha difficoltà a completare o svolgere compiti a casa spesso perdendo le cose (per esempio, matite,  giocattoli , fogli) necessarie per completare le attività, non sembra ascoltare quando gli si parla, va facilmente in confusione e si muove lentamente, ha difficoltà ad elaborare le informazioni con la stessa rapidità e precisione degli altri bambini, ha difficoltà a seguire le istruzioni. Segue una tabella riepilogativa del bambino con ADHD.

 

 

 

Importanza di uno stile nutrizionale corretto

Più volte abbiamo parlato dell’importanza di una sana e corretta alimentazione già a partire dalla prima infanzia per evitare casi di obesità infantile e più volte abbiamo detto quanto fanno male i junk food ed i cibi spazzatura dei fast food.
Lo stesso vale anche per i bambini che soffrono di deficit di attenzione ed iperattività.

Poiché non esistono esami di laboratorio o fisici adeguati, la diagnosi è formulata in base alla storia clinica dei sintomi e al comportamento. Si tratta dunque di una diagnosi soggettiva e, pertanto, in molti casi sorgono controversie sul concetto di normalità di comportamento, in particolare per individui di giovane età.

Nel quadro complesso della patologia la dieta potrebbe essere uno dei fattori ambientali responsabili dell’eziologia dell’ADHD e più facilmente modificabile in tempi brevi.

Diverse terapie alimentari possono essere applicate a tali bambini, in sinergia sia con un supporto di psicoterapia sia con trattamenti farmacologici.

In particolare le indicazioni per iniziare con una terapia di tipo alimentare sono:

  • Inefficacia del trattamento farmacologico
  • Preferenza dei genitori o del bambino
  • Deficit di minerali/vitamine

Alimentazione e geni coinvolti nell’ADHD

In diverse regioni del cervello di bambini iperattivi sono state evidenziate modifiche nei circuiti della dopamina e della noradrenalina due neurotrasmettitori che controllano emotività movimento e dipendenza. Tali sostanze erano quantitativamente inferiori rispetto a quelle nei bambini del gruppo di controllo.

Inoltre sono stati evidenziati specifici geni che potrebbero essere alla base dell’insorgenza dell’ ADHD. In relazione al gene coinvolto abbiamo un quadro nutrizionale che dovrebbe preferire alcuni cibi rispetto ad altri.

Mutazione in  COMT (catecol-o-metiltransferasi per la degradazione della dopamina e polimorfismo MAO-A (monoammino ossidasi enzima responsabile della formazione del neurotrasmettitore serotonina): preferenza di cibi alti in triptofano (trasformabile in serotonina)

Curcuma, spirulina, uova, soia, merluzzo, coregone, pollo, fegato di pollo, tacchino, agnello, sardine, semi di zucca, parmigiano reggiano, sesamo, bottarga, tofu, semi di anguria, mandorle, arachidi, formaggio, yoghurt, farine di cereali, ecc.

Polimorfismi nel gene COMT (catecol-o-metiltransferasi per la degradazione della dopamina) Preferenza di cibi alti in metionina:

Merluzzo, spirulina, uova, soia, coregone, luccio, cefalo muggine, anguilla, latterini, pesce persico,  parmigiano reggiano, tacchino, pancetta di maiale, tonno, alici, acciughe sotto sale, coniglio, cernia, spigola, seppia, cinghiale, salmone, uova di oca, uova di anatra, quaglia, gamberi, ostriche, prosciutto, sogliola, rombo, semi di zucca, sesamo, riso, miglio, nocciole, mandorle, farina di cocco,  castagne.

Polimorfismo nel gene NET (trasportatore della noradrenalina): Preferenza di cibi ricchi di colina (Vit. J precursore dell’acetilcolina, altro neurotrasmettitore responsabile della funzionalità muscolare)

Uova di quaglia, uova di pesce, fegato di vitello, uova di anatra, uova di gallina (meglio sempre poco cotte), salmone, interiora di tacchino, di pollo, gamberi, ostriche, senape, pancetta di maiale, grasso di anatra, pomodorini secchi, lenticchie, ceci, filetto, gamberi, alici, ali di tacchino, merluzzo, polipo, cavolfiore, fagioli cannellini, barbabietole, foglie di rapa, salvia, borragine, banana, fiori di zucca, patate americane, vongole, ecc.
L’alimentazione in questo caso deve prevedere alimenti che abbiano azione antinfiammatoria e antidopaminergica. In particolare con questa mutazione bisogna soprattutto sedare i sistemi, evitando che si inneschi la condizione di stress. Soprattutto in questi casi bisogna evitare carni rosse, uova sode, pesci ad alto contenuto di iodio (sono preferibili i pesci di scoglio o di lago).

ADHD è spesso accompagnato da dislessia.

Anche nel caso della dislessia il regime  alimentare consigliato è ricco di ‘grassi’ . Il consiglio viene da un gruppo di ricercatori dell’Hammersmith Hospital di Londra, i quali confermano l’efficacia di un mix di acidi grassi insaturi a lunga catena nel trattamento di disturbi dell’apprendimento. Prendendo spunto dall’indagine inglese, gli esperti italiani suggeriscono che “la scelta del cibo potrebbe prevenire la dislessia e le altre difficoltà di apprendimento che spesso colpiscono i nati prematuri”. Durante lo studio i bambini con integrazione di omega-3/6 mostravano un significativo miglioramento delle abilità cognitive e comportamentali, mentre il gruppo controllo manteneva i disturbi di partenza: dislessia o deficit dell’attenzione legato a iperattività.

In generale un’alimentazione capace di disintossicare e di drenare (liberando gli organi emuntori dai tossici, che sono i principali responsabili dei polimorfismi), deve soprattutto evitare alimenti con coloranti e conservanti e fornire nutrienti semplici, meno manipolati possibile; inoltre deve riuscire a tutelare l’equilibrio glicemico mediante una corretta associazione tra i diversi nutrienti nei pasti. Gli zuccheri semplici sono una vera e propria droga e vanno sostituiti con zuccheri complessi, associati in modo da assicurare un lento rilascio.

Altri dati molto recenti (2013) dimostrano inoltre che un’obesità materna durante la gravidanza, causata da diete ad alto contenuto di grassi o di proteine, possa alterare la funzione dell’”ormone della fame” leptina nei neonati. Tale  modifica potrebbe contribuire agli scompensi di dopamina nel tessuto striato zona che controlla i comportamenti sociali-

Questo breve sunto sulla correlazione tra ADHD e cibo sottolinea che un atteggiamento dietetico sbagliato già a partire dalla vita intrauterina condiziona pesantemente il futuro dei bambini e quindi dei futuri adulti.

 

Dott.ssa Livia Curcio
Biologa Nutrizionista