Nutrizione

INTRODUZIONE
Obesità e sovrappeso rappresentano una rilevante sfida per la salute pubblica in tutto il mondo.

Il sovrappeso, assieme ad altri fattori di rischio, quali dislipidemia, ipertensione, diabete mellito e sedentarietà, contribuiscono all’ insorgenza delle malattie cardiovascolari perché favoriscono un processo di aterosclerosi che inizia sin dalla più tenera età e culmina nella terza e quarta decade di vita.

A livello mondiale l’ obesità sta assumendo le caratteristiche di un vera e propria epidemia e costituisce uno dei maggiori problemi di salute non solo nei paesi industrializzati, ma anche in quelli in via di sviluppo.

Escludendo i rari casi legati ad alterazioni ormonali quali ipotiroidismo o disfunzioni surrenali, l’ obesità infantile è il risultato di diverse cause più o meno evidenti che interagiscono tra loro.

Le più importanti tra queste sono:

  • La cattiva alimentazione
  • Scarsa attività fisica
  • Screen Time
  • Consumo bevande zuccherate

CATTIVA ALIMENTAZIONE
Intesa come l’elevato consumo di alimenti ad alta densità energetica e minimo apporto nutritivo, scarso o a volte inesistente consumo di frutta e verdura.

E’ vero, per i bambini le tentazioni sono davvero tante: i distributori automatici delle scuole invitano a spuntini fuori pasto costituiti da prodotti industriali ricchi di calorie e grassi nascosti, le pubblicità televisive invogliano a riempire il frigorifero e le dispense di casa con merendine e snack ed utilizzano i bambini per esasperare i genitori a riempire i carrelli della spesa con i loro prodotti.

Ma facciamo un passo indietro, cosa c’è nel piatto dei genitori?

L’esempio della famiglia è fondamentale: non si può parlare di educazione alimentare se i genitori non iniziano per primi a seguire una dieta equilibrata e se danno l’esempio che il piatto pronto precotto o surgelato sia la soluzione più corretta del pasto.

SCARSA ATTIVITÀ FISICA
Alla cattiva alimentazione, se aggiungiamo una scarsa o inadeguata attività fisica mettiamo seriamente a rischio i bambini perché non riescono a smaltire le calorie introdotte in eccesso. Oltretutto i piccoli spesso sono accompagnati in macchina dai genitori, anche se la scuola o la palestra distano pochi metri da casa, prendono l’ascensore anche per un solo piano, escono sempre meno e così via.

L’esercizio fisico è di fondamentale importanza per il bambino che cresce, in quanto, oltre a farlo dimagrire, lo rende più attivo, contribuendo a ridistribuire le proporzioni tra massa magra e massa
grassa.

E’ sufficiente praticare un’attività aerobica leggera senza affaticare troppo l’organismo, come una pedalata in bici o una camminata che sottopongono i muscoli ad uno sforzo moderato ma costante e attingono carburante soprattutto dal serbatoio dei grassi; così dimagrire diventa più facile.

SCREEN TIME
Per screen time si intende l’esposizione eccessiva a qualsiasi tipologia di schermo sia esso quello del televisore, del computer, dei videogiochi o della più tecnologica e portentosa Wii.

Lo screen time potrebbe essere considerato come una sottocategoria della scarsa attività fisica poiché è causa di una prolungata sedentarietà, tuttavia si presenta come un fenomeno più complesso perché un’ eccessiva esposizione allo schermo origina diverse problematiche comportamentali (mancanza di attenzione, iperattività, isolamento sociale, disturbi nel sonno ed una ridotta performance cognitiva).

L’effetto più negativo dell’esposizione alla televisione consiste nel bombardamento pubblicitario continuo che influenza il bambino nella scelta degli alimenti che costituiscono la sua dieta.

Le strategie di marketing incoraggiano il bambino a consumare un determinato prodotto sponsorizzandolo in maniera esponenziale durante la fascia televisiva dell’infanzia ed illudono il bambino facendogli pensare che il conseguimento della felicità si ottenga consumando il prodotto pubblicizzato.

L’unica soluzione al problema sono i genitori che dovrebbero educare il bambino a ridurre l’ esposizione alla televisione e ad i videogiochi a non più di due ore al giorno spronandoli allo sport o ad altre attività che ne sviluppino le attitudini sociali.

CONSUMO DI BEVANDE ZUCCHERATE
Le bevande gasate, eccessivamente zuccherine, risultano infine essere un piacere insostituibile da preferire all’acqua, specie d’estate, dopo una sudata o in occasione delle “feste” con gli amichetti.

Ma a parte le feste occasionali, i genitori dovrebbero essere sempre quella figura che rappresenti il buon senso. Quanto queste bevande sono a portata di bambino a casa?

E poi ricordiamo che il pericolo si nasconde anche dietro i succhi di frutta che vengono erroneamente propinati “al posto” della frutta che può essere meno gradita o meno facilmente trasportata con sé.
Per non parlare di quelle bevande consigliate dopo un’intensa attività fisica che come gli snacks sono ad elevato contenuto calorico.

STRATEGIE ALIMENTARI
Il proposito del presente lavoro è quello di illustrare le possibili strategie che possono indirizzare il bambino a nutrirsi in maniera sana e consapevole, magari anche divertendosi, e di trovare un metodo che consenta di conoscere le abitudini alimentari e sociali sia dei genitori che dei figli per individuare la strategia più adeguata.

PERCEZIONE E MODULAZIONE DEL GUSTO AMARO
Il motivo per il quale spesso i bambini rifiutano la pietanza è perché la ritengono amara.

La sensibilità per il gusto amaro è tanto più alta quanto più si riduce l’età. Nei bambini in età prescolare è stata evidenziata una maggiore influenza della sensibilità alle sostanze amare conferite dai flavonoidi e molti altri fitonutrienti contenuti nei vegetali a foglia e negli alimenti ricchi di grassi, come ad es. i formaggi.

I recettori per il gusto amaro sono molto più numerosi, rispetto a quelli del gusto dolce.

Una percezione più fine del gusto amaro rappresenta un ottimo meccanismo di difesa volto a proteggere l’organismo dalle sostanze potenzialmente tossiche che hanno proprio un sapore amaro.
Il gusto amaro può essere comunque attenuato o modulato.

Quando si combinano sostanze dolci e amare sia la percezione del dolce che quella dell’amaro si attenuano;
invece se si combinano sostanze amare e salate, il gusto salato sopprime l’amaro, mentre la percezione del salato non è influenzata dall’amaro.

Preparare dei piatti in cui il gusto amaro di alcune verdure venga attenuato da quello un po’ più dolce delle patate potrebbe essere una facile soluzione. Però bisogna sempre provare a riproporre periodicamente l’alimento amaro al bambino perché il gusto evolve nel tempo. E occorre tener conto che sia l’esempio dei genitori sia l’abitudine al consumo rappresentano fattori importanti.

Studi sui bambini delle scuole elementari indicano che la ripetuta esposizione ad un alimento con l’invito a consumarlo è una strategia più promettente rispetto al sistema a ricompensa per facilitare l’apprezzamento ed il consumo di un alimento con gusto scarsamente familiare.

COOKING WITH KIDS
Le scelte dei nostri menù spesso derivano da una bella presentazione scenografica di un alimento o dalla curiosità dell’ accostamento di diversi ingredienti che accendono la nostra curiosità.
Perché non stimoliamo la curiosità dei bambini?

Per far scoprire loro i cibi salutari bastano due semplici mosse.

La prima è una fase di studio e tasting dell’alimento, che potrebbe essere condotta a scuola;

la seconda fase consiste nella trasformazione dell’alimento in pietanza che potrebbe essere svolta a casa come compito.

Un ottimo esempio è tratto da uno studio condotto a Santa Fe, dove 344 bambini di età compresa tra i 9 e gli 11 anni hanno partecipato ad un progetto in cui sono stati coinvolti per spronarli al consumo di frutta e verdura. Nella prima fase ad ogni bambino viene dato un frutto o un ortaggio chiedendo loro di darne una descrizione utilizzando i 5 sensi . Tramite l’osservazione realizzano un disegno e lo colorano per descrivere le caratteristiche fisiche dell’alimento.

Avere anche l’alimento tra le mani e il tasting dello stesso aiutano a completare la descrizione della loro prima impressione.

Introdurre le caratteristiche nutrizionali dell’alimento, li aiuterebbe senz’altro a comprendere meglio le caratteristiche fisiche dello stesso (ad es. il colore) e a studiarne gli effetti benefici per il nostro organismo.

Infine terminare la prima fase compilando una tabella preimpostata dove apporre le caratteristiche fisiche, organolettiche e nutrizionali dell’alimento e con l’ausilio di domande a risposta multipla scegliere l’aggettivo che meglio descrive l’alimento in base alla loro prima impressione.

La fase successiva consiste nel trasformare l’alimento in pietanza. Per svolgere questa fase ovviamente sono necessarie delle strutture adeguate che non si trovano nelle nostre scuole, ma che sono presenti in ogni casa. Questa fase aiuta a conoscere la self-efficacy di ogni bambino, la capacità di preparare un’insalata, saper pesare gli alimenti, riuscire a seguire le indicazioni di una ricetta, cooperare col genitore e contribuire a preparare una ricetta.

Anche alla fine della fase pratica , il compito del bambino è quello di esprimere la propria opinione rispondendo a dei questionari. In questa maniera il bambino scopre innanzitutto le sue potenzialità nel preparare una ricetta e si mette anche nella condizione di scegliere un alimento consapevolmente.

I nostri servizi

  • percorso Dimagrante disponibile sia nella versione più intensa che in quella educativa a seconda delle proprie esigenze e degli obiettivi da raggiungere
  • percorso anti age con menù mirati a contrastare lo stress ossidativo, principale fattore dell’invecchiamento precoce delle cellule, attraverso un uso corretto dei cibi nella dieta quotidiana
  • percorso allergie ed intolleranze con piani alimentari studiati ad hoc per permettere l’assunzione di nutrienti quando alcune pietanze non possono essere ingerite
  • percorso eubiosi (rispristino della flora batterica intestinale) quando a seguito di scorretta alimentazione o cure farmacologiche si è persa la regolarità intestinale

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